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La roba street

 Da diversi anni un modo cool per uomini e donne orgogliosi di raccontare i loro traumi con barre accattivanti, il rap è passato da essere la piccola voce di diverse comunità, ad essere un genere più popolare, attualmente, della pop music (dall’inglese popular music) stessa. 
Alcuni non capiscono cosa ci sia di accattivante nell’ascoltare ripetutamente persone parlare di droga, soldi e armi. 
Il rap però non si riduce solo a questo, sarà obiettivo di questo articolo far avvicinare chi non ha mai dato una possibilità al genere e offrire una recensione e possibili nuovi consigli a chi invece già se ne intende.
Ecco quindi 3 album di artisti di fama mondiale che aiutano ad affacciarsi alla scena rap attuale.

MICHEAL- Killer Mike (2023)

Uno degli album più criticati nel 2024, dopo la sua vincita ai Grammy: Micheal è accusato di aver “rubato la vincita” dai fan dell’altrettanto meritevole “Utopia” di Travis Scott. Forse proprio per questo non gli è mai stata data una vera possibilità. Ma questo album merita tutto il successo ricevuto.
Influenzato dal soul e mescolato ad occasioni cori gospel, Micheal rimane un’ottimo esempio di rap vecchio stile facilmente apprezzabile.

DAMN- Kendrick Lamar (2017)

Un classico della musica rap moderna, non era possibile fare una lista senza DAMN per farlo conoscere a chiunque non l’abbia ancora sentito.
L’elemento più caratteristico di questo album è il suo liricismo, la sua filosofia espressa durante tutto il viaggio mantenendosi comunque orecchiabile anche per un ascolto superficiale.
Si consiglia l’approfondimento del lavoro dietro a DAMN, ne vale davvero la pena.

Lotus- Little Simz (2025)

Sesto studio album della rapper britannica. Ricominciato da zero per estromettere dal progetto l’ex produttore Inflo (il conflitto viene raccontato nella traccia Thief). Lotus racconta della crescita professionale e personale dell’artista, non dando una vera conclusione all’arco narrativo, forse perché proprio come nella vita reale, non c’è mai una vera conclusione, si va semplicemente sempre avanti.
La scelta del fiore di loto come simbolo dell’album è dovuto, come spiegato dall’artista, alla sua capacità di crescere in acque torbide, come ha fatto lei, come possiamo fare tutti noi.